Un’alleanza per guidare la nave Italia

Di , , e |2018-10-30T15:29:13+01:0030 Ottobre 2018|editoriali|

Caro direttore, la nave Italia sta viaggiando nella direzione sbagliata.

Trasformare la rabbia diffusa in odio può dare la sensazione di alleviare i problemi.

Affermare che l’Italia può fregarsene delle compatibilità internazionali è un inganno che sarà pagato caro.

Immaginare che la crescita si ottenga semplicemente aumentando il debito e alimentando i consumi è una illusione pericolosa. Più presto il paese uscirà da questa fase onirica, meglio sarà. Sono tre le piste principali su cui lavorare. Crescita economica e sviluppo sociale devono tornare a marciare insieme. Per mettere il passato alle spalle, la vera svolta è passare dalla irresponsabilità diffusa alla partecipazione costruttiva. Non dobbiamo aver paura di darci traguardi ambiziosi: aspirare ad una società dove ciascuno (incluso chi oggi è ai margini) sia messo in condizione di dare il proprio contributo per migliorare l’esistente, sentendosene responsabile.

Il valore va prima di tutto creato e poi redistribuito, in una logica dinamica e virtuosa che attribuisca alla redistribuzione una funzione di investimento mirato sia alla riduzione delle diseguaglianze che alla produzione di nuovo valore e maggior benessere. In un Paese che invecchia il rapporto tra tradizione e innovazione va ristabilito investendo nei giovani e nelle loro potenzialità, senza relegarli in panchina con politiche paternalistiche e assistenzialistiche. Solo ciò che migliora oggi la capacità di essere e fare delle nuove generazioni porta ad un futuro comune migliore.

Non si esce dalla crisi semplicemente immaginando che l’economia sia una macchina da rendere efficiente.

La sfida che abbiamo davanti è realizzare un modello di crescita sostenibile per un passo in avanti sul piano culturale e spirituale. E raccordare meglio mezzi e fini, efficienza e inclusione, innovazione e umanizzazione, individuo e collettività, realizzando una crescita di qualità, attributo che è delle persone e delle comunità. Per questo non ci sarà nessuna nuova stagione senza mettere al centro la formazione, la scuola, il lavoro. Dove anche il welfare sia visto come investimento sociale e abilitante.

Lo scopo di questo intervento è quello di innescare processi e suscitare alleanze tra le tante forze positive che già operano nel Paese.

Forze, autonome dai partiti politici, dei mondi vitali dell’impegno sociale, educativo, civile, che sono oggi disperse e che rischiano di finire sommerse dall’onda alta del populismo. Non servono manifesti e cartelli politici, è venuto il momento di associare queste forze in uno sforzo comune. Serve un passo avanti per uscire dal “ricatto di breve termine”: tutto ci dice che i progetti umani con un orizzonte corto sono inefficaci e finiscono per essere dannosi. Invece che promesse mirabolanti o imperativi categorici, il Paese a cui pensiamo lavora per unire visione e competenza, innovazione e inclusione, audacia e saggezza, sogno e concretezza.

Ricominciamo da qui. Insieme.