Sovranismo e generatività

Di |2019-02-21T13:51:15+01:0021 Febbraio 2019|editoriali|

L’Italia ha bisogno di una nuova vision in grado di conquistare le menti e i cuori dei suoi cittadini prima ancora che di politiche e misure tecnicamente efficaci (che esistono e sono in parte già attuate nei territori più virtuosi).
Il problema che vive il nostro paese è simile a quello di tutti gli altri paesi occidentali. La nuova fase della globalizzazione e del progresso tecnologico stanno “clessidrizzando” il mercato del lavoro producendo società dell’un terzo/due terzi socialmente e politicamente esplosive. Al terzo di popolazione cosmopolita ed integrata che gode appieno i benefici della crescita di ricchezza mondiale si contrappongono i due terzi di classi medie e basse che vedono peggiorare le loro condizioni lavorative.
Di fronte a questi problemi l’ultima stagione politica ha visto affermarsi una forza politica che ha lanciato un messaggio “sbagliato” ma molto semplice (prima gli italiani) spiegando agli elettori che bloccare i flussi migratori ed uscire dall’euro e dall’Europa (per riconquistare il sovranismo monetario) sarebbero state le mosse decisive per riconquistare lo splendore perduto. A questa ricetta del conflitto è stata affiancata quella della redistribuzione da promuovere attraverso quota 100 e il reddito di cittadinanza. La ricetta sbagliata è stata promossa con una campagna di comunicazione imponente sui social e con l’utilizzo di tattiche e strumenti che hanno sorpreso avversari ed oppositori. I limiti della ricetta iniziano ad essere del tutto evidenti con il nostro paese all’ultimo posto nelle previsioni di crescita e una politica migratoria che fa a pugni con l’inverno demografico che purtroppo non riusciamo ad invertire. Altro che melting pot che ha fatto la fortuna degli Stati Uniti, in Italia vince la pentola vuota.
In economia in realtà esistono due sole leggi. Quella dell’1+1=3 dove cooperazione, accoglienza ed integrazione producono un valore superiore alla somma di quello che si sarebbe potuto fare separatamente. E’ questa legge su cui si sono costruite le fortune e le ricchezze di alcuni dei nostri territori. La seconda legge è quella dell’1 contro 1 che fa meno di 2. Ovvero quando ci si avvia sulla strada del conflitto per rivendicare fette maggiori della torta la torta si riduce. E’ quello che è accaduto quando Trump ha lanciato la guerra dei dazi facendo ridurre le previsioni di crescita del Pil mondiale. La ricetta sbagliata e semplicistica ha immediatamente depresso le aspettative di chi ha il ruolo fondamentale di produrre ricchezza nel paese. La torta negli ultimi trimestri ha iniziato a ridursi in modo preoccupante.
Fare appello alla razionalità economica però non basta. L’uomo è cercatore di senso prima che massimizzatore di utilità. E’ arrivato il momento di diffondere e rendere virale attraverso un impegno di tutti nella missione culturale e di comunicazione una nuova visione che trova le radici nella nostra storia e le attualizza al contesto mutato. L’obiettivo deve essere quello di costruire società ricche di senso e generative partendo dal fatto che la generatività è la componente principale della soddisfazione di vita degli individui.
Puntare alla generatività, alla ricchezza di senso e alla felicità è un obiettivo più ambizioso che alimentare paure promettendo sicurezza. Un’attualizzazione della dottrina sociale nel nuovo contesto globale che tenga conto dei risultati degli studi sulla felicità ci offre oggi tutti gli ingredienti necessari per costruire questa nuova visione. L’art 3 della Costituzione deve essere la stella polare del nostro cammino. In quella sintesi tra le tre grandi famiglie culturali della nostra storia (socialista, liberale e cattolica) si sostiene che il compito della Repubblica (non del leader ma di tutti noi, dei cittadini assieme alle istituzioni) è quello di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese ”. Troviamo in questo articolo costituzionale il concetto di bene comune della dottrina sociale, quello di pari opportunità che nasce dalla tradizione socialista e l’importanza di rimuovere lacci e lacciuoli all’iniziativa sociale ed economica tipico della scuola liberale.
Non partiamo dal nulla. Ai tempi della nascita del partito Popolare Sturzo si era battuto per tutte quelle realizzazioni concrete del principio di sussidiarietà che apparivano all’orizzonte ai suoi tempi (casse rurali, cooperazione agricola). Sullo sviluppo di quella pista il paese oggi presenta una grande ricchezza di imprese sociali, cooperazione ed enti intermedi e tantissime buone pratiche dove centinaia di novelli Toniolo ed Olivetti si industriano ogni giorno per dare una risposta in materia di creazione di valore e buon lavoro a quest’epoca così complessa che stiamo vivendo. Con il nuovo cammino delle Settimane Sociali (e nel primo festival nazionale dell’economia civile che si svolgerà a Firenze tra il 29 e il 31 Marzo prossimi) abbiamo voluto indicare un metodo che dovrebbe guidare i nostri passi e che è fatto di tre momenti. Partire dall’attivazione dei cittadini e dalla ricerca sul territorio dei campioni delle buone pratiche. Costruzione partendo dai problemi e dai bisogni dei territori di nuove risposte politiche. Avvio di cantieri che mettono assieme innovatori che sulla base dell’archivio delle buone pratiche avviano nuovi progetti. La combinazione tra innovazione e sviluppo delle competenze da una parte, e ideali di sostenibilità e solidarietà dall’altra è l’unica via possibile.
La generatività in politica si realizza se teniamo conto come ci ricorda Francesco nella Evangeli Gaudium che “il tempo è superiore allo spazio”. Ovvero quando impariamo a privilegiare “azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci.” Dovrebbe essere questa la stella polare della nostra azione nelle sfide che ci aspettano.

 

Leonardo Necchetti