Erasmo 1508: la guerra e gli ipocriti

Di |2019-04-10T06:19:37+02:0010 Aprile 2019|Sembra scritto oggi|

Guerra semina guerra, da guerra finta nasce guerra vera, da guerra piccina guerra poderosa. […] Anche i grammatici hanno intuito la natura della guerra: alcuni sostengono ch’essa si chiama bellum per antitesi, perché non ha niente di bello né di buono; la guerra è bellum nello stesso senso in cui le Furie sono le Eumenidi. Altri preferiscono far derivare la parola bellum da bellua, belva: perché è da belve, non da uomini, impegnarsi in uno sterminio reciproco. Ma a me, definire animalesco e bestiale un conflitto armato, sembra ancora inadeguato. In effetti, gli animali vivono per lo più concordemente e socievolmente all’interno della propria specie, si muovono in gruppo, si difendono e si aiutano reciprocamente. […] Cane non mangia cane; il serpente non aggredisce il suo simile; v’è pace tra le bestie velenose. Ma, per l’uomo, non c’è bestia più pericolosa dell’uomo. […] E’ minor male essere apertamente turco o giudeo che ipocritamente cristiano”

Erasmo da Rotterdam, “La guerra è dolce per chi non la consce” (Dulce bellum inexpertis), 1508

(trad. F. Gaeta, Erasmo. Contro la guerra, ed. Japadre, L’Aquila 1968)