La guerra più ingiusta

Di |2019-06-06T12:30:44+02:006 Giugno 2019|editoriali|

Immaginate uno sciopero generale del Terzo Settore.

Croce rossa e verde, centri diurni e residenziali, laboratori di inserimento lavorativo, servizi per anziani, disabili, minori, scuole e nidi, squadre di calcio, calcetto e pallavolo, centri sociali, case famiglia, ambulatori, mense, eccetera, eccetera, eccetera.

Tutto fermo.

800mila lavoratori, milioni tra utenti e famiglie. In piazza.
300mila organizzazioni ferme.

Immaginatelo.

“E’ guerra vera!”. L’allarme l’hanno lanciato, da Avvenire il 27 aprile scorso, Tarquino e Zamagni. C’è un attacco in corso che questo governo ha lanciato contro quella cerniera sociale che tiene insieme questo paese rappresentata dal Terzo Settore. E prima o poi andrà organizzata la difesa.

Raddoppio dell’Ires. Respinto!
Equiparazione, con oneri annessi, delle onlus ai partiti politici. Respinto!
Fango sulle ong.
Fango sulla cooperazione.
Fango sulle case famiglia.
Emanazione dei decreti attuativi della riforma del terzo settore approvata dal centrosinistra. Non pervenuta!
Riequilibrio della spesa pubblica con tagli al welfare. Scritto, poi sparito!
E, da ultimo, scippo delle risorse del 5×1000 col ripristino del tetto.
Si stanno scontrando due idee di comunità. Una illiberale e autoritaria. L’altra democratica e solidale. Sta a noi scegliere da che parte stare.

Forse non servirà uno sciopero generale, ma una grande mobilitazione si.

Una mobilitazione capace anche di ripensare e ripensarsi. Di riattualizzare le ragioni, rinnovare gli strumenti, inventare alleanze, riconoscere gli errori e, dove serve, riparare le ferite.

E la chiamata di Papa Francesco ad Assisi per marzo 2020 per “dare un’anima all’economia” è quanto mai provvidenziale.