Uno sguardo sul mondo

Di |2019-06-20T11:29:20+02:0019 Giugno 2019|editoriali|

A Nord Est del continente ci stiamo opponendo alla Russia , in una situazione di forte tensione che dura ormai da anni e che ha il suo epicentro in Ucraina , lungo la frontiera di quel Dombass che ormai la NATO e l’Unione Europea hanno perduto .
Sempre ad Est , ma più a Sud , si allineano le autoproclamate repubbliche della Transnistria , dell’Ossezia e della Abkazia che anche esse , in momenti diversi , hanno preso una strada divergente da quella di una Unione Europea che non è stata in grado di difendere ne l’integrità territoriale della Moldavia , ne quella della Georgia .
A Sud , lungo tutto l’arco arabo del Mediterraneo orientale e meridionale ribolle una costante , sanguinosa e pericolosissima instabilità che ha finito con l’eliminare uno dopo l’altro tutti i regimi più prossimi ai nostri modelli ,  proponendoci poi in campo sunnita  una difficile alternativa di scelta fra il sostegno alla Fratellanza Islamica ed i Paesi ad essa collegati ed il supporto al gruppo guidato dalla Arabia Saudita , principale candidato alla leadership di quella movenza della religione .
Per il futuro inoltre le prospettive appaiono ancora meno rosee . Nell’Europa centro settentrionale si sta infatti creando di nuovo una situazione simile a quella che scatenò , negli anni ottanta del secolo scorso , la cosiddetta crisi degli euromissili . A Sud poi gli Stati Uniti insistono per vederci associati a loro in una più decisa , e probabilmente pericolosissima , stretta della relazioni occidentali con l’Iran . Una avventura destinata probabilmente a terminare come quella dell’Afghanistan , in cui l’Alleanza Atlantica  sta perdendo la sua prima guerra .
Un altro vero guaio consiste infine  nel fatto che in questo momento in realtà l’Unione Europea , pur non essendo in guerra con nessuno , non ha nemmeno alcun vero amico .
Della Russia e del periodo particolarmente negativo  che le relazioni fra Mosca e la UE stanno attraversando si è già parlato .
Con la Cina i rapporti sono buoni ,  almeno ufficialmente , e stiamo iniziando a condividere la grande avventura di “One belt , One road ” che dovrebbe risultare di giovamento a tutti i partecipanti .  A ben guardare comunque l’operazione ,  in realtà uno straordinario disegno di espansione strategica pilotato da Pechino ,  comporta per noi europei rischi molto forti , soprattutto se avremo la presunzione di muoverci isolati e non tutti insieme , in gruppo serrato . E se un giorno non lontano finissimo col risvegliarci tutti cinesi?
Con gli Stati Uniti , per decenni il nostro alleato più sicuro , il rapporto si è progressivamente deteriorato con una accelerazione che la Presidenza Trump ha reso parossistica . Ora esso si basa su un rapporto transatlantico allentato , una NATO obsoleta ed una garanzia americana sul piano della difesa cui nessuno sa più quale reale valore attribuire.
A Sud le difficoltà che stiamo incontrando nel patrocinare una soluzione di compromesso in Libia anticipano chiaramente quelle che potremmo avere il giorno in cui un unico potere riuscisse a divenire il punto di riferimento dell’area araba .
Al nostro interno infine  non sappiamo più nemmeno quale Unione Europea aspettarci in un prossimo futuro , sospesa come essa è fra una Brexit indefinita che potrebbe essere fonte di notevoli turbamenti e la difficile operazione di  reperire un nuovo equilibrio in istituzioni cui si affacciano per la prima volta dopo le recenti elezioni forze nuove ed istanze diverse .
In un certo senso la nostra vera unica forza consiste in questo momento nel fatto che tutti traggono vantaggi dall’esistenza della UE e che quindi nessuno appare disposto ad uccidere una gallina dalle uova d’oro .
Siamo però in terreno scoperto , sotto il tiro incrociato dei fucili  ed indifesi, perlomeno fino a quando non riusciremo a capire che anche noi siamo un gigante , quindi un protagonista e come tali veniamo visti e temuti da tutti gli altri .
Inutile  di conseguenza  cullarci in una splendida quanto vana speranza che l’era di pace e benessere che è stata il più grande regalo che l’Unione ha fatto a tutti gli Stati membri ed ai loro cittadini possa prolungarsi in eterno .
Fino a poco tempo fa pensavamo che la guerra fosse stata definitivamente bandita  dalle nostre frontiere, poi i terribili anni novanta ci hanno inflitto il lunghissimo rosario di conflitti che ha contrassegnato la dissoluzione della federazione jugoslava . Nel 2006 si è combattuto in Georgia . Ora si continua a combattere in Ucraina .
Pericoloso anche continuare a rimanere inerti nell’idea che sarà il Grande Fratello di oltre Atlantico a provvedere in eterno alla nostra sicurezza e difesa . Quei tempi sono definitivamente finiti . L’Impero Americano è in declino e soffre di overextension . In più l’Europa è divenuta per Washington un teatro di secondario interesse .
E allora ? Allora diviene importante ed urgente – oh , quanto urgente ! – provvedere a ripianare le lacune che abbiamo accumulato anno dopo anno, dotando l’Unione di una difesa comune adeguata , vale a dire di dimensioni e capacità tali da scoraggiare qualsiasi potenziale aggressore .
Non ci sono i mezzi per farlo ? Si tratta di una obiezione assurda , considerato come il prodotto nazionale lordo del più deciso e per il momento più pericoloso dei nostri rivali  , la Russia , non si avvicini neanche lontanamente a quello della UE  e  sia in realtà pari a quello di Italia ed Olanda messe insieme . Se esistessero la volontà e ma capacità necessarie quindi Roma e L’Aia dovrebbero essere, parlando per assurdo ,  in grado di bilanciare da sole la minaccia russa .
Le risorse quindi ci sono , quelli che in realtà mancano sono i due indispensabili pilastri di ogni deterrenza : the power and the will!
Si obietterà anche che non ci può essere una difesa comune se prima non vi è una politica estera comune . Verissimo , ma ciò dimostra soltanto che anche la politica estera comune è altrettanto indispensabile.
E’ dunque tempo di muoversi in una precisa direzione , evitando almeno per una volta di perderci nei pantani di orgogli nazionalistici , di remore morali , di obiezioni ireniche , di difficoltà tecniche e di tentativi di lesinare alla follia sulle risorse , come sempre avviene  allorquando si tenta di iniziare un dibattito serio sulla necessità di una difesa comune .
Altrimenti rischiamo di correre il rischio di scoprire a nostre spese di avere accumulato un ritardo sui tempi che non risulterà assolutamente colmabile all’ultimo minuto.

Giuseppe Cucchi