Hormuz chiama Europa

Di |2019-07-20T22:57:26+01:0020 Luglio 2019|editoriali|

Cerchiamo per prima cosa di fare un attimo il punto di quanto sta accadendo nel Golfo Persico , in maniera di avere idee chiare in merito alla  base su cui impostare la nostra analisi . Nel Golfo Persico , o Golfo Arabico , come chiamar lo si voglia – e già il fatto che ci siano due nomi contrastanti a designarlo è chiaro segno di come queste acque siano acque di frontiera dalla sovranità contestata – da qualche tempo la tensione fra due schieramenti contrapposti sta montando pericolosamente .
Da un lato ci sono gli Stati Uniti , affiancati per il momento soltanto dal Regno Unito ma potenzialmente in condizione di mobilitare uno schieramento ben più ampio , che appoggiano i loro alleati Medio Orientali , Israele e le monarchie sunnite della penisola arabica , e sostengono di proteggere quella libertà e sicurezza della navigazione che sta particolarmente a cuore alla prima potenza marittima del mondo .
Dall’altro vi è l’Iran , capofila del mondo sciita , considerato particolarmente pericoloso dagli israeliani ed indicato quale l’arcinemico da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti .
A monte della disputa in corso in queste acque vi è poi da tener conto di una più che trentennale situazione di confronto e di ostilità politica fra i due campi , riacutizzata da qualche anno dalla crescita nucleare di Teheran che Washington vede come un potenziale duro colpo alla credibilità residua del Trattato di Non Proliferazione Nucleare mentre  Tel Aviv e Riad la valutano come una gravissima minaccia alla loro sicurezza e sopravvivenza .
Ci sono quindi vari piani di contrasto  che si influenzano fra loro in questa vicenda , rendendo la situazione particolarmente tesa ed il confronto molto pericoloso .  
Sino ad ora , in ogni caso , la vicenda è passata attraverso tre differenti fasi . La prima è consistita in attacchi che hanno prodotto danni a petroliere in transito attraverso lo Stretto di Hormuz . I primi , il 12 maggio scorso , hanno coinvolto una nave norvegese , due saudite ed una emiratina . Pur non essendo stato possibile risalire ai responsabili dell’accaduto , una inchiesta indipendente ha sancito come “ci siano forti indicazioni che i quattro attacchi facessero parte di una operazione sofisticata e coordinata condotta con una significativa capacità operativa “. Un secondo episodio , analogo , ha poi coinvolto , il successivo 13 giugno e più o meno nelle medesime acque , una petroliera norvegese ed una giapponese .  
Una altra fase del confronto , la seconda , si è poi aperta il 20 giugno con l’abbattimento da parte iraniana di un drone spia USA dal valore di 110 milioni di dollari . Secondo Teheran l’abbattimento è avvenuto mentre il velivolo senza pilota sorvolava il territorio dell’Iran , circostanza che Washington nega decisamente . A quasi un mese di distanza , il 18 giugno , gli USA hanno poi segnalato l’abbattimento di un drone iraniano che sorvolava navi da guerra americane .
Uno ad uno e palla al centro? No , perché l’Iran nega che questo abbattimento sia  mai avvenuto ed accusa di menzogna il Presidente Trump che ne ha dato notizia .
Infine , terza fase , si è passati ai sequestri , con il Regno Unito che ha bloccato a Gibilterra una petroliera iraniana accusandola di violare l’embargo imposto dalle Nazioni Unite rifornendo di energia la Siria di Assad. A questa mossa l’Iran ha risposto il 19 di luglio, sequestrando a sua volta nelle acque del Golfo una nave britannica cui è  stato imputato lo speronamento di un peschereccio iraniano.
Tra l’altro l’equipaggio dell’unità è quasi tutto indiano , un fatto che potrebbe aggiungere alla vicenda una ulteriore dimensione internazionale.
Siamo dunque arrivati , nel succedersi in questi ultimi due mesi di provocazioni e contro provocazioni solo a volte chiaramente imputabili , molto vicini ad un punto di non ritorno .Basterebbe infatti che un dito malintenzionato premesse nei prossimi giorni un grilletto troppo facile causando perdite alla controparte perché un conflitto , o qualche cosa ad esso molto prossimo , divenisse inevitabile .
L’escalation sarebbe tra l’altro destinata ad avere effetti devastanti per l’economia internazionale , considerato  come attraverso il Golfo Persico ed Hormuz transitino buona parte dei rifornimenti energetici destinati all’Asia ed all’Occidente.
In simili condizioni rimanere ad attendere inerti che si dipanino le ulteriori volute di una spirale chiaramente orientata verso il peggio costituirebbe un vero e proprio suicidio per l’intero mondo industrializzato .
Nella immobilità delle Nazioni Unite , ormai incapaci non soltanto di agire ma altresì di emettere una Risoluzione di condanna , l’unica protagonista della scena internazionale che potrebbe sostituirsi all’ONU proponendo la creazione di una forza navale multinazionale che possa garantire la sicurezza della navigazione nel Golfo Persico , sarebbe probabilmente l’Unione Europea .
Tra l’altro gli Stati Uniti hanno fatto già comprendere che non sarebbero contrari ad una soluzione di questo tipo . Inoltre dal punto di vista pratico non vi sarebbe assolutamente nulla da inventare , vista che una azione analoga è stata già svolta nelle medesime acque , e più o meno dagli stessi potenziali protagonisti ,  nel 1987 , sul finire del lungo conflitto che oppose l’Iran all’Iraq .
Da considerare infine come una iniziativa di questo tipo potrebbe costituire in ambito europeo un passo avanti importante verso quella politica estera e di sicurezza comune sempre auspicata e  mai realmente perseguita.
E non si obietti che l’UE , travagliata dalla sue crisi interne e con un generalizzato cambio della guardia in atto , non può certo disperdere le proprie energie in teatri così lontani . Da un lato infatti la globalizzazione ha reso molto relativo il concetto stesso di  lontananza . Dall’altro poi vi è da  rendersi conto come nel Golfo Persico siano in gioco interessi vitali di quasi tutti i paesi dell’Unione .
Infine l’esperienza ha dimostrato più e più volte come una organizzazione che perda ogni capacità di proiezione esterna , ripiegandosi unicamente su se stessa ,  sia destinata solo ad una rapida ed inarrestabile decadenza .
La storia non ama coloro che sono capaci unicamente di preoccuparsi per il proprio ombelico.

Giuseppe Cucchi