La “noità”: lo sguardo del Principe Hassan sul Covid 2019

Di |2020-03-31T13:57:15+02:0031 Marzo 2020|editoriali|

La solidarietà e il risveglio della coscienza umana

Quella che stiamo affrontando in questo momento, a livello mondiale, in termini di impatto umano, sociale ed economico, a causa della diffusione della pandemia Covid-19, è una sfida per verificare come il concetto di cittadinanza attiva sia radicato in ognuno di noi. Allo stesso modo, questa sfida costituisce una prova della nostra capacità di superare i nostri limiti e ampliare il concetto olistico del significato di armonia collettiva, di solidarietà, di cooperazione e soprattutto della capacità di resilienza dell’individuo; strumenti che servono per interagire i problemi della propria comunità, del proprio Paese e della società umana alla comprovata necessità di cercare di costruire un mondo sociale caratterizzato dall’efficienza e la partecipazione personale e interazione con gli altri.

Ciò che stiamo affrontando è una nuova guerra mondiale a tutti gli effetti, il cui nemico è una pandemia che sta colpendo 159 Paesi nel mondo. Perciò, dobbiamo fare delle profonde riflessioni e chiederci se la vera epidemia stia di fronte a noi oppure alle nostre spalle. Sarà possibile, in questo contesto così specifico, cogliere la dimensione più globale e ampia di questa sfida, e quindi affrontarla, con la massima serietà e pazienza, avvalendosi degli strumenti necessari per superare non solo questa crisi, ma anche quelle future, per uscirne più forti di prima?

Le risposte a simili domande devono basarsi sull’ intuizione nella quale la responsabilità umana e morale sono requisiti di un forte impegno, mano nella mano, nel prossimo periodo, al fine di sensibilizzare e di promuovere i valori fondamentali che costituiscono l’essenza della nostra umanità. Mi riferisco in particolare alla misericordia, alla compassione, al rispetto reciproco e alla condivisione. È assolutamente necessario massimizzare lo spirito collettivo, inteso come il “weness” (collettivismo), la pluralità e confermare il concetto collettivo che si identifica con il pronome “noi”, quindi posizionando il bene comune sopra l’individualità dell’io.

Non c’è modo di affrontare questa tematica, se non attraverso l’intraprendere una vera azione collettiva che vada oltre il semplice “augurio” per affrontare direttamente le ripercussioni di questa pandemia globale, lasciandoci guidare dalla ragione e dalla saggezza, prestando aiuto e assistenza con tutti i mezzi e le risorse disponibili, con il fine di difendere la dignità umana. La nostra solidarietà con gli altri, come la compassione per gli ammalati e gli afflitti, deve inoltre nascere dalla nostra indole umana e dal nostro senso civico, così com’è espresso nello hadith del Profeta Maometto: “I credenti, nel loro amore, misericordia e benevolenza gli uni con gli altri sono come un corpo: se qualunque parte è malata, il corpo intero condivide l’insonnia e la febbre” (narrato da al-Bukhari e da Muslim).

L’intera umanità deve unirsi, coordinare i suoi sforzi e condividere le informazioni e il sapere per uscire da questa catastrofe che colpisce tutti noi senza distinzione alcuna tra ricchi e poveri, tra giovani e anziani, né tra etnie, razze e credenze. Tutti noi siamo in pericolo davanti a questa epidemia che si diffonde in maniera rapida e indistinta e, anche se il progresso scientifico e medico sta avanzando fortemente e si pone al servizio della società, l’unica soluzione per qualsiasi crisi inizia dalla presa di coscienza degli uomini, dalla solidarietà e dal consolidamento del principio della sicurezza democratica.

Questi momenti sorprendentemente eccezionali rappresentano un’opportunità per essere umili e riconoscere i nostri limiti in quanto esseri umani, e la necessità di condividere lo sforzo per il bene comune ed il beneficio di tutti. Conseguentemente, sorge evidente l’importanza del consolidamento e del coordinamento tra le diverse reti ed entità, così come è importante mobilitare tutte le nostre energie in una comunicazione efficace e funzionale, il buon comportamento e il massimo impegno, nel quadro nazionale, sia esso pubblico, sociale o individuale, con lo scopo di creare solide dinamiche di interazione e ristabilire la fiducia tra il pubblico e i funzionari statali e non.

Nel contesto della gestione della crisi, è necessario ricordare che dobbiamo affrontare questa situazione di instabilità in termini di idee e vuoto morale, le quali cause e ragioni devono essere affrontate attraverso la massima interazione delle sedi universitarie, centri di studio, sindacati, organizzazioni professionali e tutti gli enti della società civile.

Dobbiamo inoltre avere il dovere di imparare dal prossimo e prendere spunto dalle sue lezioni e dalle sue esperienze, mentre riconsideriamo quello che abbiamo ottenuto e acquistato, con il fine di riflettere di più sull’altro, e di renderci conto dell’importanza di ciò che stanno facendo le istituzioni internazionali per enfatizzare la conservazione dell’identità e l’impegno al lavoro collettivo. Tuttavia, questo non ci esclude dal domandarci a che punto siamo con la fondazione di una banca regionale di ricostruzione post-guerra e dal progetto di una organizzazione globale della zakat (l’elemosina islamica, ndt) e la solidarietà umana. In questo caso, la zakat si intende con il contributo e l’offerta di un servizio umanitario destinato a tutti. E come disse Dio nel Corano: “O uomo che aneli al tuo Signore, tu Lo incontrerai!” (Al-Inshiqâq, 6), troviamo il Creatore avvicinarsi dolcemente ed amabilmente all’essere umano, chiedendogli di operare seriamente e responsabilmente, poichè la religione è al servizio dell’intera umanità.

Ciascuno di noi è membro del mondo umano, nel quale abbiamo diritti e doveri che definiscono e determinano le nostre costituzioni e le nostre responsabilità, secondo il principio dell’uguaglianza. Inoltre, le radici della civiltà umana si definiscono attraverso la continua dinamica comunicativa che muove le relazioni umane in maniera organica e olistica.

Negli ultimi due secoli, le migrazioni di massa hanno provocato un grande numero di espatriati arabi nelle Americhe, una misura equivalente circa alla metà della popolazione totale del mondo arabo e, nonostante ogni generazione possa pensare di affrontare un evento senza precedenti, la storia continua, si ripete, e ci insegna che questo non è vero. Da un punto di vista storico, siamo figli dell’esperienza umana civilizzata e non siamo isolati dai nostri compagni, bensì allacciati e connessi al resto dell’umanità. Spesso confondiamo questo concetto di comunicazione quando ci consideriamo un’estensione dell’Asia, o dell’Europa, così come la nostra estensione (in termini di identità) non si limita all’Oriente e all’Occidente, che può anche considerarsi un’estensione di noi stessi.

Il nostro obiettivo è quello di cercare la pace interiore, in noi stessi e tra di noi. Tuttavia, la pace non significa solamente l’assenza di guerra. In altre parole, la pace implica anche uno stato di rinascimento e illuminazione. L’esempio dell’Unione Europea basata sulla pace ci presenta in tal caso un argomento a favore dell’importanza di un approccio pacifico.

Ci dobbiamo chiedere legittimamente: Come ci riprendiamo dalle nostre sciagure? La risposta ci arriverà solo attraverso l’attivazione di un equilibrio che sia la base di una profonda riflessione e della volontà, perché le idee sono più importanti del denaro. Possiamo forse applicare questo concetto ai nostri giovani che migrano a centinaia di migliaia verso diversi Paesi? Come possiamo dare ai giovani un reale significato alla vita? Come affronteremo le tre sfide che sono i disastri di natura antropica, le guerre,  e i disastri naturali (come la desertificazione e la siccità) e l’urbanizzazione incontrollata? Questi possono essere già considerati fattori sufficienti per rivalutare le nostre priorità.

Quindi, è necessario rivoluzionare il modo di pensare, cercando nuovi poli della bussola che siano in linea con la costruzione di un ponte tra partecipazione scientifica e pratica, con l’educazione, con i nostri dintorni spaziali, umani e geografici a cui ci riferiamo sono i giovani che risiedono fuori e dentro il Paese, per la quale la fusione tra le scienze naturali ed umane sono quello che costituiscono un avanzamento importante nella nostra comprensione nel costruire un sapere condiviso e promuovere la ricerca scientifica e il pensiero scientifico critico. In questo senso, dovremmo riconoscere che la pressione morale dei giovani è accettabile nel contesto dello sviluppo intellettuale e del valore per sviluppare programmi educativi e programmi di salute preventiva ancora prima che una cura.

Inoltre, è necessario impegnarsi e lavorare per rendere più umani i nostri spazi, e meglio sviluppare gli effetti del quadro delle intenzioni sublimi della religione. E da qui possiamo parlare di codici di condotta e solidarietà morale nelle ampie aree di interesse e di larghi benefici.

Non ci sono dubbi sul fatto che le priorità non possano essere unicamente legate al contesto economico, come sta succedendo in alcuni Paesi, bensì è necessario pensare attentamente e avere come priorità la dignità umana. Oltre alla dimensione morale di questa crisi medici, pazienti e cittadini devono affrontare questa grave crisi come un esame, una prova – e allo stesso modo – aiutare a costruire società più immuni, che resistano a malattie e virus che potrebbero attaccare in futuro l’intero globo. Bisogna inoltre lavorare per sviluppare meglio una visione umana, orientata verso la scienza e la tecnologia che richiede di soddisfare le necessità dei poveri, degli emarginati sociali e in senso lato delle classi più deboli dei servizi e i prodotti come una priorità assoluta.

Inoltre, non dobbiamo dimenticare l’importanza di costruire una “immunità psicologica” e migliorare il livello di offerta dei servizi per la salute mentale, l’appoggio sociale per proteggere noi stessi e gli altri. L’integrazione armoniosa del corpo, la mente e l’ambiente circostante è la chiave per costruire una società più sana e sicura.

Nel contesto dell’attivazione della comunicazione per via di mezzi elettronici e l’incontro virtuale che aiuta a mitigare gli effetti di questa crisi, è necessario lavorare con tutti i mezzi tecnologici per diffondere la speranza e ricordare l’efficacia della fede che massimizza e rafforza le nostre credenze e la nostra umanità, anziché diffondere false notizie, pettegolezzi, retorica propagandistica e diffamazioni contro la sofferenza e il dolore del prossimo.

Le eccezionali circostanze avverse, le quali purtroppo legittimano la riduzione dei diritti fondamentali, delle libertà costituzionali e del principio di sovranità dello stato di diritto e legale, anche se implementati correttamente in circostanze normali, non possono essere pienamente garantiti quando si è fondamentalmente in uno stato generale di pericolo. Di conseguenza, in primis, deve prevalere il bene comune per salvaguardare l’integrità degli individui considerati come membri della collettività pubblica, in maniera che si possa ritornare alla sfera della legittimità e della normalità, una volta cessata la crisi.

Ripongo molta speranza nella nostra capacità di superare questa crisi e credo fermamente che il nostro futuro dipenda non solo dalla scoperta e dal progresso scientifico per risolvere i nostri problemi, ma anche dal capire che lo sviluppo scientifico debba essere diretto verso il bene e il benessere dell’umanità, ed essere la base degli sforzi innovativi e dello sviluppo. È necessario anche credere nella capacità delle persone e delle loro doti di resilienza per incorporare la nostra capacità di resistere, ricostruire e rinnovare, lontani da qualsiasi divergenza che possa dividerci e indebolire la coesione sociale.

Era necessario avere una forte scossa per svegliare la nostra coscienza umana e che ci facesse uscire dall’illusione della dominazione e della supremazia, unita al sentimento ingannevole dello sfruttamento del prossimo e del trascuramento della morale umana. Questo è un momento storico nel quale i timori, le speranze e i sentimenti di umanità hanno unito le nostre preoccupazioni creando così un destino comune. Prestando attenzione alla storia, è chiaro osservare che è attraverso il rinascimento e l’illuminazione che possiamo evitare di ritornare agli angoli dell’annientamento, com’è stato per alcune civiltà antiche. E qui ribadisco che la Storia è una saggia guida al cambiamento quando l’uomo riforma il suo essere in maniera adatta alla sua situazione, alla sua vita e al futuro della sua umanità.

S.A. El Hassan Bin Talal di Giordania