La Cina è lontana

Di |2020-06-20T02:18:27+02:0020 Giugno 2020|editoriali|

In momenti recenti della sua storia la Cina è stata tanto lontana dall’Occidente da far pensare ad un possibile riavvicinamento soltanto come ad una ipotesi di scuola destinata ad essere costantemente contraddetta da una realtà in cui due mondi sostanzialmente estranei l’uno all’altro , procedevano ciascuno per la propria strada .
Due strade , oltretutto, così  diverse fra loro da rendere impossibile prevedere per il futuro distanze ridotte che culminassero magari in un eventuale incontro .
Nei decenni seguenti la pratica ha però messo in luce l’eccessivo pessimismo di questa visione . Abbiamo così assistito prima al reinserimento di Pechino fra i grandi del mondo , poi alla fine dell’epoca della rivoluzione dura e pura – nonché del Presidente Mao che di essa era stato apostolo e bandiera – , in seguito alla silente conversione al capitalismo industriale economico da parte di Deng Xiao Ping , ed infine alla irresistibile ascesa degli ultimi venti anni che ha portato l’ “Impero di Mezzo ” a competere con buone possibilità di successo per la leadership del mondo .
Si è trattato di un percorso che tutti noi in Occidente abbiamo seguito con attonita ammirazione . Costantemente stupiti , tra l’altro , dal suo ritmo , nonché dai risultati conseguiti , ed in parecchie occasioni anche disposti da un lato a facilitarlo , nonostante ciò potesse in prospettiva ritorcersi anche contro di noi , e dall’altro a non conferire a tragici episodi come quello della repressione dei moti di Piazza Tien An Men tutto il rilievo che probabilmente avremmo potuto e dovuto dargli .
Progressivamente quindi la Cina , un tempo così lontana da noi da risultare più mitica che reale , ha finito con l’avvicinarsi considerevolmente , con un processo che ha indubbiamente raggiunto il suo culmine nella ciclopica “One Belt , One Road “(OBOR) Initiative .
Vi è comunque da rilevare come , forse un poco paradossalmente , un progetto che appariva destinato almeno nelle dichiarazioni ufficiali dei suoi ideatori a incrementare la cooperazione fra la Cina e l’Occidente focalizzandone le rispettive energie al conseguimento di uno scopo comune , abbia finito poi col trasformarsi in breve tempo in un discusso fattore di allontanamento e divisione fra le due parti.
Malgrado tutte le assicurazioni fornite da Pechino vi erano infatti nella OBOR troppi lati che rimanevano oscuri o che si rivelavano alla prova dei fatti estremamente condizionanti per tutti coloro che decidevano di approfittare della occasione .
Innanzitutto la natura e le dimensioni della operazione la qualificavano ineluttabilmente come una grande iniziativa di “Smart  Strategy” che si inseriva alla perfezione in una traiettoria di crescita cinese nello scenario mondiale divenuta già da tempo più che preoccupante per il Governo Americano .
Poi la disponibilità cinese ad aiutare economicamente chiunque ne avesse bisogno per realizzare progetti nell’ambito della OBOR si precisò rapidamente come una arma a doppio taglio che aiutava gli Stati bisognosi a superare le difficoltà ma nel contempo dava a Pechino una efficace leva per agire sulla loro politica interna .
Una possibilità , tra l’altro , che la Cina dimostrò rapidamente di voler e saper usare senza molti scrupoli .
Infine divenne anche chiaro come l’Impero di Mezzo preferisse procedere ogni volta che poteva più “per divisione ” che “per unità ” , nel quadro di una precisa applicazione del “divide et impera” romano . Un fatto che infastidì ed impensierì soprattutto l’Unione Europea , soprattutto perché ciò avveniva in un momento in cui di tutto ella poteva aver bisogno tranne che di ulteriori elementi di contrasto interno .
L’influenza di tali fattori ha finito quindi progressivamente con l’esercitare sulle rispettive traiettorie dell’Occidente e della Cina un effetto del tutto negativo , riprendendo ad allontanarle l’una dall’altra dopo che esse avevano raggiunto quello che probabilmente era il loro punto di massima prossimità.
In termini geometrici verrebbe quasi da parlare di traiettorie ellittiche , soggette ad alternati avvicinamenti ed allontanamenti .
Quello che colpisce in questo caso è soprattutto il modo in cui , in tempi relativamente ristretti i rapporti della Cina , non soltanto con l’Occidente ma in pratica con tutto il mondo industrializzato siano andati rapidamente deteriorandosi .
Da un lato infatti le agitazioni di Hong Kong e le conseguenti repressioni hanno chiaramente posto in luce come nella formula di “un solo paese e due sistemi politici diversi ” permangano contraddizioni che è quasi impossibile superare .
Il problema della ex colonia inglese è poi soltanto un minimo esempio di quello che potrà succedere nel momento in cui la Cina tenterà realmente di procedere alla annessione di Formosa .
In Asia intanto la politica di sovranità che la Cina porta avanti senza esitazioni e ripensamenti continua a produrre effetti per lei negativi .
Il Giappone ha così provveduto a correggere il dettame costituzionale che gli imponeva di limitarsi a mere “forze di difesa ” , vietandogli vere e proprie forze armate . Si tratta di un passo di grande rilievo , considerato come esso interessi un Paese che è quello con la più grande tradizione militare del continente .
Nel mar cinese meridionale intanto la situazione si fa sempre più confusa mentre gli USA vi spediscono gruppi navali dotati di ben due grandi portaerei e persino le Filippine , l’unico Stato che avesse parzialmente aperto alla Cina , ritornano progressivamente sui propri passi .
Sulle vette himalayane nel contempo si è riaperto il pericoloso contenzioso territoriale con l’India , con perdite che già si contano a decine.
Tutto questo mentre il rapporto con gli Stati Uniti , preoccupati per la costante erosione della loro leadership , va costantemente deteriorandosi . Washington ha posto infatti sul tavolo tutta una serie di fattori di insoddisfazione che si estendono a campi altamente differenziati e che comportano accuse alla controparte che coprono un ventaglio esteso  dallo spionaggio alla concorrenza sleale . In particolare poi negli ultimi tempi l’aggressività americana si è concentrata sulla presunta responsabilità di Pechino nella diffusione del coronavirus in tutto il mondo , nonché sugli obblighi legali di riparazione che da essa deriverebbero .
Con l’Europa , almeno apparentemente le cose vanno meglio anche se l’Unione Europea , come già accennato , non ha certamente dimenticato il modo in cui i cinesi hanno preferito ricercare un consenso nazionale e non collettivo alla OBOR provocando una frattura grave in seno alla organizzazione . Lo stesso modo di procedere che essi stanno poi ora  seguendo nel caso del 5G , a dimostrazione di come il precedente comportamento non derivasse da incidente o caso ma fosse il frutto di una precisa strategia a riguardo .
Inoltre , attraverso i prestiti concessi ai suoi membri economicamente più deboli come la Grecia ed il Montenegro , la Cina inizia ad avere in Europa una influenza che  l’Unione percepisce come decisamente eccessiva .
Non tanto bene infine vanno le cose anche con il Vaticano , con cui l’accordo sulla nomina dei vescovi , difficilmente raggiunto tempo fa attraverso laboriosissime trattative , sembra incontrare gravi difficoltà per un rinnovo che oltretutto sarebbe soltanto annuale .
Dopo essersi per lungo tempo avvicinata al mondo industrializzato ed all’Occidente , la Cina appare quindi ora in via di rapido allontanamento sulla sua orbita ellittica .
Prima o poi , se la curva è veramente quella di una ellisse , essa appare però destinata a tornare indietro dopo aver raggiunto il punto di massimo allontanamento .
Vi è in ogni caso da chiedersi quando ciò avverrà e quanto dovremo aspettare prima che le distanze incomincino di nuovo a ridursi.
Spaventa a riguardo la considerazione che fece anni fa un vecchio vescovo di Shangai che parlando delle relazioni fra Cina e Santa Sede commentò : “Si , c’è una certa apertura ma col senso del tempo che ha il nostro Paese il processo potrebbe prendere anche cento anni !” .
Auguriamoci che almeno per questa volta i tempi siano molto più corti e che la politica e la storia non gli diano ragione.

Giuseppe Cucchi