“Suntne digni , Domine?” (ovvero come se Trump non fosse Nato)

Di |2020-07-28T22:26:46+02:0028 Luglio 2020|editoriali|
Che cosa occorre per essere il punto  di riferimento di buona parte del mondo e per riuscire ad esercitare in maniera duratura e coerente la leadership di un vasto gruppo di Stati che si riconoscono negli stessi valori od in valori molto simili?
La prima risposta che viene alla mente , istintiva ed essenzialmente pratica , è che si disponga di una  potenza – intesa in senso lato e non ristretta unicamente al campo militare – che risulti adeguata al ruolo e permetta di ricoprirlo mantenendosi sempre in misura di compiere adeguati interventi ogni qualvolta la situazione lo richieda .
Approfondendo ulteriormente , però , ci si rende conto di come la potenza da sola non basti ma ad essa debba anche affiancarsi il riconoscimento da parte di tutti coloro che ti seguono di una tua statura morale proporzionata al ruolo che in quel momento ricopri.
In altri termini chiunque occupi una posizione mondiale di leadership è tenuto per l’intero periodo del suo mandato non soltanto a disporre dei mezzi per esserne all’altezza ma anche a dimostrarsene costantemente degno agli occhi del mondo .
In un certo senso la cosa è tanto evidente che l’adeguatezza del leader viene considerata di norma come una cosa scontata , senza che si indulga alla tentazione di approfondire espressamente la materia .
Vi sono però dei momenti e dei casi , specie in epoche particolarmente turbate e di grande cambiamento generalizzato  , in cui nulla può più essere dato e preso come tale mentre ciò che prima non era necessario appare  invece  come indispensabile .
Sono i momenti in cui anche l’adeguatezza del leader al proprio ruolo non soltanto viene posta  in discussione ma è anzi fatta oggetto di una costante , approfondita ed allarmata valutazione da parte dei suoi followers.
E’ quanto sta succedendo adesso agli Stati Uniti , e più che ad essi al loro attuale Presidente , Donald Trump , che molteplici voci , fra cui anche alcune molto vicine a lui o addirittura interne alla sua Amministrazione , accusano di essere a dir poco inadeguato rispetto a quanto sarebbe lecito attendersi dal titolare di enormi responsabilità globali e di altrettanto grandi attese .
In merito vi è da sottolineare , in primo luogo , quanto assurda sia la distinzione che viene spessissimo fatta fra le responsabilità degli Stati Uniti e quelle del suo Presidente . Trump è infatti alla testa di uno Stato democratico , dello Stato forse più democratico di tutto il mondo , ed è stato eletto in libere elezioni condotte e concluse in piena regolarità e nel rispetto di tutte le leggi vigenti .
Il Presidente è quindi l’epitome degli Stati Uniti attuali  , o perlomeno è colui che ne esprime al meglio , almeno per tutta la durata del suo mandato , le idee , la volontà , le speranze e le frustrazioni .
Cercare nelle analisi di separarlo dagli USA trasformandolo in entità autonoma significa di conseguenza giostrare con la realtà ,  rischiando di falsarla col caricare  sulle spalle di un uomo solo quanto è invece è da considerare quale espressione di un intero Paese .
Da segnalare però come sulle esclusive spalle del Leader continui comunque a gravare la responsabilità del come determinate decisioni , che possono risultare per molti versi dure o non gradite , vengano comunicate al gruppo .
Un ambito in cui in effetti  il tocco di Mister President si è spesso dimostrato inadeguato e alle necessità ed alle attese.
Ma quali sono in realtà in questo momento le aspettative del gruppo che fa riferimento agli USA , e quali , per contro , le manchevolezze , o le colpe ,che vengono loro  imputate ?
E soprattutto si tratta di qualcosa che possiamo considerare come parziale e momentaneo o ci troviamo purtroppo all’inizio di un processo che potrebbe portarci domani a giudicare il nostro leader come non più degno del ruolo che ora ricopre ?
Nel rapporto degli Stati Uniti con il mondo libero , in particolare con l’Europa , tre sono stati nel tempo i fattori che hanno svolto un ruolo decisivo .
Il primo è stato la ricerca della sicurezza da parte di Paesi che si erano improvvisamente ritrovati a fronteggiare , dopo il ridimensionamento della seconda guerra mondiale , minacce divenute troppo grandi per la capacità individuale che erano ancora in condizione di esprimere .
La soluzione consistette nella firma del Patto Atlantico e nel successivo varo di una Alleanza Militare in cui , come nella “Fattoria degli animali ” di Orwell , “tutti gli animali erano eguali , ma alcuni erano più eguali degli altri”.
Il secondo è stata l’elaborazione di un nuovo modello di vita , basato su un crescente benessere e sulla piena ed acritica assimilazione di un modello americano recepito in tutte le sue parti , le migliori come le peggiori .
Il terzo , e qui il discorso si fa molto più profondo e più complesso , si identificò con l’assimilazione  di valori destinati a divenire col tempo non soltanto valori condivisi , ma bensì il vero collante che teneva e tuttora tiene unite fra loro le due sponde    dell’Atlantico .
Riassumendo , quindi , la leadership degli Stati Uniti è stata per tutto il lungo recente periodo in cui essa si è espressa una leadership basata , in ordine di importanza , sulla comunione dei valori , su una sicurezza collettiva il cui onere ricadeva per la maggior parte sugli USA, e sulla condivisione di un modello di vita che solo una condizione di elevato benessere poteva garantire.
In tempi recenti , che non coincidono certo con quelli della sola Presidenza Trump  ma che a ben guardare hanno inizio con la Presidenza Obama e per qualche aspetto forse anche prima , gli USA hanno però iniziato a porre in discussione tutti e tre i pilastri fondanti del loro primato sull’Occidente .
Il Patto Atlantico e la NATO , hanno progressivamente ed inesorabilmente perso l’importanza primaria che veniva in precedenza loro conferita , anche nel quadro di una politica americana il cui fuoco , dalla Russia e dall’Atlantico , si spostava progressivamente verso il Pacifico e la Cina .
Vaste aree di elevato interesse europeo , come il Medio Oriente ed il bacino Mediterraneo , venivano così abbandonate a se stesse lasciando libero campo alle ambizioni di ritorno della Russia od a quelle di potenze emergenti come la Turchia , l’Arabia Saudita ,  l’Egitto , il Qatar e , peggio ancora , la Fratellanza Islamica.
In tale quadro la NATO sembra non essere più per i nostri amici di oltre oceano l’organismo che “embodies the transatlantic link” ma soltanto qualcosa che conserva una validità residua unicamente nel contenimento della avanzata russa nel Nord Est europeo , condotto tra l’altro per mezzo di una “drole de guerre ” che non si capisce più bene se ed in quale misura sia o meno solo anti insurrezionale .
Si comprende , a questo punto e con questi limiti , come gli USA abbiano iniziato a considerare la Alleanza quale qualcosa di troppo costoso ed insistano di conseguenza , con una veemenza che un tempo non avevano , per una divisione dei costi che il loro elettorato possa considerare più adeguato .
Da rilevare in ogni caso  che , come spesso succede allorché si tratta con le grandi potenze , la richiesta statunitense di accollare all’Europa una maggiore percentuale dell’onere comune non si associa ad un calibrato e corrispondente “power sharing ” , cioè all’invito a condividere in maniera diversa anche il potere , che nella visione di Washington dovrebbe rimanere integralmente in mani americane .
La NATO era inoltre basata su una duplice garanzia , poiché da un lato gli europei garantivano agli Stati Uniti in caso di conflitto l’uso dei loro territori nazionali come teatro della prima fase dello scontro . Dall’altro poi gli USA garantivano in cambio il loro pronto intervento nel caso in cui qualcuno dei membri dell’Alleanza risultasse aggredito , un intervento che poteva spingersi , se necessità ve ne fosse stata , sino all’impiego dell’arma atomica .
Benché formulato in maniera leggermente ambigua , l’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico ci poneva quindi tutti sotto l’ombrello nucleare di Washington  e per decenni nessuno ha mai dubitato della validità del reciproco impegno .
Il disamore che ora gli USA dimostrano per l’Alleanza , il loro ritiro – suonato come un parziale abbandono – dall’area mediterranea e da un Medio Oriente lasciati alle iniziative  di altri  protagonisti , per tanti versi molto ambigui , e soprattutto il modo in cui viene progressivamente disertato un Afghanistan che chiaramente non dispone di una forza sufficiente per opporsi alla nuova montante ondate talebana , suscitano però ora dubbi tali da costringere tutti gli alleati ad interrogarsi su quale sia in realtà il valore residuo delle garanzie su cui la NATO è basata .
Gioca un forte ruolo in questo settore , come peraltro accennato in precedenza , anche il modo in cui l’attuale Presidente trova modo di esprimere concetti che forse , qualora posti in altra forma potrebbero suonare maggiormente accettabili.
Altrettanto sgradito e’ poi il modo in cui , al dichiarato duplice scopo di difendere il livello di vita del suo elettorato e nel contempo tener fede al suo motto “America first”,  Trump si muove con eccessiva disinvoltura sulla scena economica , riportando di attualità una politica di autosufficienza nazionale , controlli alle importazioni , ostacoli alla delocalizzazione industriale e dazi commerciali che la globalizzazione sembrava avere reso da tempo completamente inattuale .
Ciò che preoccupa e spaventa in questo campo è il fatto che egli non indichi come bersaglio soltanto la Cina , cosa che sarebbe se non accettabile per lo meno comprensibile considerato come Washington e Pechino siano ora entrambi in corsa per la leadership mondiale , ma se la prenda anche con l’Unione Europea dimostrando come per parecchi aspetti egli la consideri , almeno potenzialmente , come un rivale.
Le misure restrittive americane vanno inoltre ad incidere sul nostro livello di benessere , cioè proprio su quello che – come già indicato – risulta come uno dei fondamenti principali della adozione da parte nostra di un modello di vita molto simile a quello americano .
Probabilmente senza averne piena coscienza , gli USA rischiano quindi di incidere in questo momento su quel loro ” soft and smart power ” che negli anni si era dimostrato altrettanto importante del loro hard power nel garantirne la leadership .
Infine , e questo è forse il punto da sottolineare maggiormente , la guida americana del mondo libero sembra aver perso  nel corso delle più recenti Presidenze , con riferimento particolare a quella di Obama ed in misura molto maggiore a quella di Trump , ogni afflato morale , ogni riferimento cioè a quei valori comuni che sono alla base delle nostre democrazie .
Da un lato ciò è probabilmente dovuto al fatto che il rispetto della libertà individuale si è fatto negli USA sempre più forte in questi ultimi anni . Nel contempo i passi compiuti nel medesimo tempo da Washington per la tutela del sociale sono stati veramente limitati e certo inferiori ad ogni aspettativa .
Si tratta di due fatti che non hanno mancato di incidere sulla comprensione di come , pur rimanendo simili , i valori americani e quelli europei possano anche risultare diversi in molti aspetti di primario interesse.
Più grave ancora però è il fatto che da tempo il nostro grande alleato di oltre Atlantico sembri aver del tutto dimenticato quei riferimenti morali a democrazia , libertà , rispetto dei diritti e della vita umana , e chi più ne ha più ne metta , che sono sempre stati il riferimento della NATO ed il faro della  Alleanza .
Ciò che insomma faceva si che valesse la pena di rimanere dentro di essa nonché  di combattere con essa e per essa se necessario .
Ed eventualmente di morire per essa!
Nel contempo essa rendeva non soltanto accettabile ma gradita a tutti la leadership degli Stati Uniti , considerati come i primi custodi dei valori comuni , e come tali pienamente degni di esercitare la loro leadership sul mondo .
Ora invece il continuo , ossessivo riferimento al ‘Make America great again ” suona estremamente riduttivo rispetto alle bandiere agitate nel passato . Oltretutto poi si tratta di uno slogan che può risultare pienamente attrattivo nell’ambito dei confini americani ma che cade nel vuoto più totale ogni volta che si vada oltre di essi .
Per motivi diversi , dunque , tutti e tre i pilastri del “transatlantic link” appaiono in questo momento ridimensionati ed in crisi .
Il vero rischio a questo punto è che tutto il resto del mondo libero cominci ad interrogarsi sulla reale adeguatezza degli USA a ricoprire quel ruolo di leader che essi al momento ancora occupano . …..e se le cose continueranno ad andare come sono andate nel corso degli ultimi anni la risposta potrebbe purtroppo risultare alla fine negativa .
È un rischio che tanto noi quanto gli Stati Uniti possiamo correre ?
Vi è da chiederselo con disperata serietà ed urgenza , rimanendo disposti ad effettuare tutti quei cambiamenti , anche i più radicali , che l’evoluzione della situazione richiederà ad ognuno dei protagonisti